
Intervento di Alberto Ribolla, Presidente di Energy Cluster. L’Italia ha un deficit strutturale legato all’import di energia non essendo dotata di fonti energetiche autonome tali da consentire un’indipendenza energetica.
Nel contempo il sistema industriale del nostro Paese ha sviluppato negli scorsi decenni una grande capacità di fornire impianti in Italia e nel mondo per la produzione di energia.
La politica energetica di un paese è parte integrante della politica industriale che, a sua volta, è essa stessa parte integrante della politica economica. A maggior ragione per l’Italia che ha un PIL di 1500 miliardi a fronte di un PIL mondiale di 70.000 miliardi: il nostro peso economico è quindi piccolo, in proporzione alla nostra grande capacità di fornire impianti, all’interno di un mondo che sta evolvendo velocemente e che ha un enorme bisogno di energia. Per cui è necessario impostare un politica energetica che sappia sfruttare quello che già c’è in Italia in termini di combustibile, che generi competenze per il combustibile che abbiamo e per quello che non abbiamo, e a partire da queste vada ad aggredire i mercati mondiali più evoluti. L’Italia è già brava in questo.
Passiamo al tema delle fonti energetiche: l’Italia ha il più grande bacino petrolifero dell’Europa continentale (il Mare del Nord infatti è off-shore), a cui si sommanole produzioni meno importanti come il gas dell’Adriatico, poco e già sfruttato, fino all’eolico e alla produzione di energia da biomasse. Lo sfruttamento delle risorse energetiche nazionali è funzionale per combattere la dipendenza energetica dall’estero (Russia, Libia etc) e per alimentare la crescita o la nascita di imprese che implementino il know how in questo settore. Inoltre possono produrre ricadute occupazionali ad alto valore aggiunto.
Per stabilire dal punto di vista teorico la scelta migliore in termini di strategia energetica nazionale, dobbiamo innanzitutto fare un’analisi di costi-benefici a livello nazionale, ovvero di quelle che sono da un lato le opportunità del Paese, dall’altro le necessità, le competenze presenti e quelle da sviluppare. Il secondo passo da compiere è una mediazione di ordine politico, che implichi leggi e incentivi mirati nella logica di una crescita industriale. Non sfugge a nessuno che un investimento in una produzione di megawatt elettrici da biomassa è diverso da quello da gas: quest’ultimo infatti costa meno, ma viene importato, mentre la biomassa è più costosa ma a lungo termine conviene. Nel fotovoltaico una valutazione del genere non è stata fatta: sono stati investiti 120 miliardi senza capire esattamente i benefici a livello strategico, sociale, occupazionale, economico.Serve quindi un piano scientifico di investimento, che consideri le migliori tecnologie disponibili sul mercato, declinato a seconda delle peculiarità di ogni territorio ed ogni regione.
In tutto questo non va tralasciata la questione della produzione di rifiuti: 4 tonnellate di rifiuti valgono 1 tonnellata di petrolio. Ma è possibile trasformare questo problema in un asset? Se può diventarlo, vanno fatte delle scelte politiche, capire cosa significa dal punto di vista strategico: la produzione di rifiuti è inevitabile, perciò conviene cercare di trarne un beneficio indiretto.
Da ultimo il combustibile a km zero: sfruttare le fonti energetiche disponibili in loco costituisce un evidente vantaggio di ordine economico, sociale, occupazionale.
Il business dell’energia coinvolge grandi numeri, le dimensioni delle imprese sono importanti, al contrario di altri settori di eccellenza italiana, come ad esempio il tessile. Lombardy Energy Cluster è un sistema produttivo che vuole riunire tutte le imprese lombarde che forniscono prodotti e servizi per la generazione di energia elettrica, per la sua distribuzione agli utilizzatori e per un efficiente uso della stessa.
La logica del cluster è quella di aggregare le imprese e far acquisire cognizione della loro capacità e potenzialità tecnologica. Conoscenza e confronto sono fondamentali. Ci vuole condivisione di problemi e obiettivi. La politica deve fare una mediazione di questi diversi interessi.






